di Donato Foresta – Fiscosport
L’affidamento diretto degli impianti sportivi pubblici è uno dei temi più rilevanti per enti locali, associazioni e operatori del settore riguardo alla gestione degli impianti stessi ed alla conseguente diffusione e pratica dello sport. L’articolo 5 del D.Lgs. 38/2021, uno dei cinque decreti della “Riforma dello sport”, ha introdotto una modalità semplificata per l’affidamento in gestione, che ha suscitato interesse ma anche preoccupazione specie per gli enti pubblici appaltanti sulla concreta ed effettiva applicazione
In proposito è intervenuto recentemente anche l’ANAC che nell’adunanza del Consiglio del 11 marzo 2026 ha deliberato delle linee guida operative per le amministrazioni pubbliche, facendo di fatto seguito a un suo parere consultivo (parere n. 33 del 8 ottobre 2025)
Alla luce degli indirizzi dell’Autorità anticorruzione le disposizioni dell’art. 5 acquisiscono pertanto un’importante opportunità per la riqualificazione e per lo sviluppo di progetti sostenibili degli impianti sportivi, mediante la procedura applicabile solo in presenza di specifici requisiti.
Cos’è l’art. 5 D.Lgs. 38/2021
L’articolo 5, introdotto dalla “riforma dello sport” del 2021, consente alle Associazioni e Società Sportive Dilettantistiche (ASD/SSD) senza scopo di lucro di presentare al Comune una proposta per:
la rigenerazione, riqualificazione e ammodernamento di impianti sportivi pubblici
l’affidamento dell’impianto da parte della pubblica amministrazione proprietaria all’operatore economico privato
la successiva gestione.
La procedura si avvia con una proposta dell’operatore privato all’ente pubblico che deve includere un “progetto preliminare” e un “piano di fattibilità economico-finanziaria”, nonché un piano gestionale da cui emerga la finalità di un utilizzo teso a favorire l’aggregazione e l’inclusione sociale e giovanile, tutti elementi fondamentali per dimostrare la sostenibilità dell’intervento e la pubblica utilità dell’affidamento al privato.
A seguito della proposta, ove l’ente locale ne riconosca l’interesse pubblico, può procedere con un affidamento diretto dell’impianto al privato e quindi senza lo svolgimento di una gara, assegnando la gestione dell’impianto stesso per un periodo proporzionato all’investimento (con un minimo di 5 anni).
Quando è possibile l’affidamento diretto
Secondo i chiarimenti ANAC, l’affidamento diretto di impianti sportivi pubblici rappresenta una deroga alle procedure di evidenza pubblica contenute nel codice dei contratti pubblici (D.Lgs. 36/2023) e può essere utilizzato solo in condizioni ben definite.
In particolare:
deve esserci una proposta spontanea da parte di una ASD/SSD;
deve essere pervenuta una sola proposta (assenza di concorrenza);
l’impianto deve necessitare di interventi di riqualificazione o adeguamento;
il progetto deve includere un piano economico-finanziario sostenibile;
deve emergere un chiaro interesse pubblico (sport giovanile, inclusione sociale, aggregazione);
il valore dell’affidamento deve essere inferiore alla soglia europea delle concessioni (attualmente euro 5.382.000).
Se anche una sola di queste condizioni manca, è necessario ricorrere a una procedura di gara secondo il citato Codice dei contratti pubblici.
Obblighi per gli enti locali e rapporto con il Codice dei contratti pubblici
Anche in presenza dei requisiti per l’affidamento diretto, le pubbliche amministrazioni concedenti devono rispettare precisi obblighi:
evidenziare nell’atto di affidamento un’adeguata motivazione del ricorso a questa procedura;
dimostrare la sussistenza di tutti i requisiti previsti;
utilizzare una piattaforma digitale certificata per la gestione della procedura di affidamento, in quanto rientrante nell’ambito di applicazione del codice dei contratti pubblici (D.Lgs. 36/2023).
Questo conferma che l’affidamento diretto dell’art. 5 del D.Lgs. 38/2021 non è una scorciatoia, ma uno strumento da coordinarsi all’interno della normativa sugli appalti e concessioni pubbliche.
Un aspetto rilevante riguarda anche la qualificazione delle stazioni appaltanti e cioè il sistema di accreditamento dell’ente pubblico presso l’ANAC che certifica la capacità tecnica, organizzativa e gestionale di un’amministrazione di gestire autonomamente appalti sopra una certa soglia.
Per l’affidamento diretto in questione, infatti, non è richiesta la qualificazione degli enti pubblici concedenti. Questo rende lo strumento più accessibile per molti enti locali, facilitando gli interventi valorizzazione degli impianti esistenti.
Un’opportunità per lo sviluppo degli impianti sportivi
L’art. 5 rappresenta quindi una leva strategica per:
la riqualificazione degli impianti sportivi pubblici;
la promozione dello sport di base e inclusivo;
l’attivazione di modelli sostenibili di gestione impianti sportivi.
Per associazioni/società sportive ed enti pubblici, è fondamentale strutturare e analizzare correttamente la proposta, integrando competenze tecniche, finanziarie e legali, affinché si possa procedere all’affidamento, con particolare riferimento a impianti sportivi di non ampie dimensioni, ma comunque idonei a produrre un risultato economico positivo (i.e. impianti a rilevanza economica) in grado di consentire all’operatore economico nel periodo di affidamento di recuperare gli investimenti sostenuti per la riqualificazione, dando così opportunità alle comunità territoriali, specie in ambiti comunali minori, di utilizzare le aree sportive adeguatamente riqualificate.




